CF parrocchia Santi Giovanni Battista e Martino 83000350013


Novità & Aggiornamenti

CALENDARIO

Do 12

15,30: Prime Confessioni;19,15: Gr. Giovani Joyful

Lu 13

Ma 14

18,45: Equipe Educativa

Mer 15

20,45: Adorazione Eucaristica di UP (Ceretta)

Gio 16

Ve 17

18,15 Gruppi giovanili; 21,00: Vedere la Parola (Santo Volto)

Sa 18

8,00: Ritiro Ministranti; 14,30: Oratorio del Sabato;

Do 19

ADORARE

Ciò che è certo

Ciò che è certo, Signore,

è che io non ti vedo!

Ai miei occhi, però, tu mostri

i segni della tua presenza.

Tu mi fai vedere  quelli che credono in te

e tutti quelli che non calcolano mai

quando si tratta di dare

il loro amore e il loro tempo.

 

Ciò che è certo, Signore,

è che io non ti sento!

Ai miei orecchi, però, fai sentire

la voce della tua presenza.

Tu mi fai sentire

quelli che credono in te,

e tutti quelli il cui unico impegno

è dare parole di conforto

quando il dolore fa sgorgare

le lacrime amare di ogni giorno.

 

Ciò che è certo, Signore,

è che io non ti tocco:

Alle mie mani, però, fai toccare

i corpi della tua presenza

nei poveri, negli abbandonati,

nei disprezzati, negli infelici,

che attendono di rialzarsi

nella gioia e nella dignità.

VIVERE

  • Riscopriamo e impariamo a vivere il mistero della domenica come giorno di una particolare presenza di Gesù nella nostra casa: «Otto giorni dopo... venne Gesù»:
  • ▪ giorno della rivelazione (1ª lettura) e giorno in cui Gesù spiega le Scritture: «Rapito in estasi nel giorno del Signore, udii…»;
  • ▪ giorno della professione di fede: «Disse Tommaso: Mio Signore e mio Dio»;
  • ▪ giorno dello spirito e della nuova creazione: «Alitò su di loro… ricevete lo Spirito Santo»;
  • ▪ giorno in cui Gesù fa dono della pace: «Disse loro: Pace a voi».
  • Durante la settimana richiamiamo uno di questi aspetti e domandiamoci come viverlo concretamente in modo che la domenica diventi il segno distintivo del nostro essere cristiani.
  • La 1ª lettura ci ricorda che i cristiani sapevano condividere… Invitiamo a pranzo o a cena una persona sola, o qualcuno con cui ultimamente ci sono stati degli screzi…
  • In un momento di preghiera comune, prima di un pasto, ad esempio, proclamiamo insieme, lentamente il salmo responsoriale per partecipare così alle meraviglie dell'amore di Dio.

CONFRONTARE

  • «Beati quelli che non hanno visto, e hanno creduto» (Gv 20,29). Senza dubbio in queste parole siamo indicati in special modo noi che non lo abbiamo veduto nella carne ma lo riteniamo nell’anima. Siamo indicati noi, purché accompagniamo con le opere la nostra fede. Crede veramente colui che pratica con le opere quello che crede. Al contrario, per quelli che hanno la fede soltanto di nome, Paolo afferma: «Dichiarano di conoscere Dio, ma lo rinnegano con i fatti» (Tt 1,16). E Giacomo aggiunge: «La fede senza le opere è morta» (Gc 2,26) (Gregorio Magno).
  • Nell’anima nostra deve regnare sempre il clima della fede. In quest’aria pura non si perde quella voce di Dio che deve imperare in noi. Dio, in sé, opera sempre quello che vuole. Anche noi operiamo quello che Lui vuole perduti come un nulla nella sua immensità (S. Teresa del Los Andes).

SECONDA DOMENICA DI PASQUA: 12 Aprile

Dal Vangelo secondo Giovanni 20,19-31

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

rifletti - commento

"Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!” Una beatitudine per noi che non vediamo, che cerchiamo a tentoni e facciamo fatica; ma che finalmente sento mia, col rischio di essere felice.

I discepoli erano chiusi in casa per paura. Paura dei Giudei, delle guardie, della folla, dei soldati romani. E anche per paura di se stessi.

E tuttavia Gesù viene. In quella casa dove sono allo stretto, in quella stanza dove manca l'aria, Gesù viene.

Otto giorni dopo sono ancora tutti lì. Venne Gesù a porte chiuse e stette in mezzo a loro... (Gv 20,26). Non a distanza, non sopra, ma ‘in mezzo a loro'.

Otto giorni dopo, secoli dopo è ancora qui, davanti alle mie porte chiuse. Li aveva inviati per le strade, e li ritrova ancora tutti chiusi in quella stanza.

E dice: Pace a voi. Non si tratta di un augurio o una promessa, ma di una affermazione: la pace è, è qui. È pace sulle vostre paure, sui vostri sensi di colpa, sui sogni non raggiunti, sulle insoddisfazioni che scolorano i giorni. I miei dubbi non fermano il Signore; se ha trovato chiuso, non se n'è andato, ha continuato il suo assedio per me, e questo mi consola. Gesù si consegna ancora ai discepoli facili alla viltà e alla bugia, senza stancarsi di noi. Qualcuno però va e viene da quella stanza: Tommaso, il coraggioso. Quello che aveva sfidato la città, che era uscito. Tommaso con i piedi per terra: “se non vedo e non tocco, non crederò”. Gesù stesso l'aveva formato alla libertà e alla ricerca. Gesù e Tommaso si cercano.

Tommaso non si era accontentato delle parole degli altri dieci; non di un racconto aveva bisogno, ma di un incontro con il suo Signore. Vuole delle garanzie e ha ragione, perché se Gesù è vivo tutta la sua vita ne sarà sconvolta.

“Guarda, tocca metti qui il tuo dito; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco”. Gesù rispetta la fatica e i dubbi di Tommaso; rispetta i tempi di ciascuno e la complessità del vivere. Non vuole umiliarlo, ma lo spinge allo stupore, si espone con la meraviglia di quelle ferite aperte da cui non sgorga più sangue ma luce.

La risurrezione non ha richiuso i fori dei chiodi. Perché la morte di croce non è un semplice incidente di percorso da superare: quelle ferite sono la gloria di Dio, il punto più alto dell'amore, e allora resteranno aperte per l'eternità.

Toccami! Il Vangelo non dice che Tommaso abbia davvero toccato e messo il dito nel foro. A lui è bastato quel Gesù che si propone, ancora una volta, con questa umiltà, con questa libertà, che non si stanca di venire incontro, che non molla i suoi neppure se loro l'hanno abbandonato.

È il suo stile, è Lui, non ti puoi sbagliare: “mio Signore e mio Dio”. Tommaso passa dall'incredulità all'estasi. E ripete quel piccolo “mio” che cambia tutto, che non indica possesso, ma legame. “Perché mi hai veduto, hai creduto; 

beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!” Una beatitudine per noi che non vediamo, che cerchiamo a tentoni e facciamo fatica; ma che finalmente sento mia, col rischio di essere felice.

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