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CALENDARIO

ADORARE

Siamo felici di credere in te,

Signore Gesù!

 

A volte, siamo prigionieri

delle nostre idee,

del nostro conforto,

dei nostri giocattoli

o dei nostri libri.

Apri la porta del nostro cuore!

 

Tu vivi, o Signore!

Aiutaci a vedere,

a comprendere,

a sentire la tua presenza

in mezzo a noi.

 

Tu vivi, o Signore!

Dacci la forza di andare verso gli altri

per portare loro la tua gioia e la tua pace,

perché tu ci vuoi dare un bene senza fine.

 

Siamo felici di credere in te,

Signore Gesù!

Ma tu aiutaci

ad aver ancor più fede…

CONFRONTARE

  • A quel tempo la fede dei discepoli di Cristo era talmente vacillante che, pur vedendolo già risorto, per credere alla sua risurrezione, ritennero necessario anche toccarlo... Il Signore non poteva forse risorgere senza cicatrici? Sì, ma egli conosceva le ferite nel cuore dei discepoli, e al fine di guarirle egli aveva conservato le cicatrici nel suo corpo (S. Agostino).
  • Le piaghe del Risorto ne sono l’ornamento più impressionante. Non grondano più sangue ma, come le hanno viste gli antichi iconografi, irradiano luce (André Louf).
  • La fede vitale è una ferma convinzione che Dio esiste, è un accettare per vero tutto ciò che egli rivela, un’amorevole prontezza a lasciarsi guidare dal suo volere (S. Teresa Benedetta della Croce - Edith Stein).
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II DOMENICA DI PASQUA 

Dal Vangelo secondo Giovanni 20,19-31

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

rifletti - commento

LE PORTE CHIUSE DI GESU’

La pace è qui, è in voi. Cerca aiuto per scendere sulle nostre guerre, su ogni storia di dubbi e sconfitte. Scende come benedizione immeritata e felice che mi spinge a osare di più; così inizia la mia sequela, la mia porta che si spalanca al rischio di essere felice.  

Aria di paura in quella casa. Paura dei Giudei ma anche e soprattutto paura di se stessi, della propria viltà nella notte del tradimento. Venne Gesù a porte chiuse.

La sua prima venuta sembra senza effetto, e otto giorni dopo tutto è come prima. Eppure lui è di nuovo lì, ad aprire le porte della paura nonostante i cuori inaffidabili: venne Gesù e stette in mezzo a loro.  Secoli dopo è ancora qui, irremovibile davanti alle mie porte chiuse. La fede non è nata dal ricordo del Risorto. Il ricordo non basta a rendere viva una persona, al massimo può far nascere una scuola. La Chiesa è nata da una presenza, e non da una rievocazione: “e stette in mezzo a loro”. Il Vangelo parla di ferite che Gesù non nasconde, che a Tommaso quasi esibisce: il foro dei chiodi, toccalo! Il costato, puoi entrarci con la mano! Piaghe che non ci saremmo aspettati, convinti che la risurrezione avrebbe rimarginato, cancellato per sempre il dolore del venerdì santo. E invece no. Perché la Pasqua non è il superamento festoso della Passione, ne è la continuazione, il frutto maturo, la conseguenza. Le piaghe restano, per sempre. Ed è proprio a causa di quelle che Cristo è risorto. L’amore ha scritto la sua storia sul corpo del Nazareno con la scrittura delle ferite, indelebili, come l’amore. Dalle piaghe non sgorga più sangue ma luce, le ferite non sfigurano ma trasfigurano.  Allora capiamo che proprio attraverso i colpi duri della vita diventiamo capaci di aiutare altri attraversando le stesse tempeste, nella condivisione. La nostra debolezza, come quella di Pietro, dei discepoli, di Maddalena, non è un ostacolo, ma una risorsa per meglio seguire il Signore. La debolezza non è più un limite, perché nonostante i nostri dubbi si trasfigura in un’opportunità da cogliere. Per tre volte il Vangelo parla di pace donata da Gesù. Ed è a questa esperienza di pace che Tommaso alla fine si arrende, e neppure sappiamo se abbia toccato o meno il corpo del Risorto. Si arrende non al toccare, non ai suoi sensi, ma alla pace, passando dall’incredulità all’estasi, si arrende a questa parola che da otto giorni lo accompagna e che ora dilaga: Pace a voi!  La pace è una voce silenziosa, non grida, non si impone, si propone, come il Risorto; con piccoli segni umili, un brivido nell’anima, una gioia che cresce, sogni senza più lacrime. E ad essa ci consegniamo anche se appare come poca cosa, perché «se in noi non c’è pace non daremo pace, se in noi non è ordine non creeremo ordine» (G.Vannucci).  Non un augurio, ma una certezza: la pace è qui, è in voi, è iniziata. Cerca aiuto per scendere su ogni cuore stanco, sulle nostre guerre, su ogni storia di dubbi e sconfitte.  Scende come benedizione gioiosa, immeritata e felice che mi spinge a osare di più; così inizia la mia sequela, la mia porta che si spalanca al rischio di essere felice.).                       Ermes Ronchi

VIVERE

  • Viviamo la nostra vita di risorti in Cristosapendo condividere i beni che abbiamo (1ª lettura),
  • osservando il comandamento dell’amore (2ª lettura)
  • e partecipando fedelmente all’appuntamento che il Signore ci dà ogni ottavo giorno (vangelo).
  • Impegniamoci a pregare bene il «Padre nostro».
  • Continuiamo a manifestare la nostra fede cristiana e il nostro Battesimo segnandoci anche in casa con l’acqua benedetta.

Lettera per la Pasqua 2024

La mia anima canta la grandezza del Signore e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore!

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo. Con voi tutti, più numerosi che mai lodo il Signore per questa nuova Pasqua di Risurrezione.

Ringrazio Dio per questo nuovo e magnifico dono, dal profondo della mia anima.

Se solo penso alla mia vita da prete di alcuni anni fa: parroco di una sola parrocchia con 8000 abitanti, quasi tutti giovani famiglie: penso ai 5-13 funerali all'anno e ai 70 battesimi, ai gruppi giovanili numerosi e un oratorio vivace e propositivo.

Vedo la mia vita oggi rivoluzionata, rinnovata e ancora più immersa in questo oceano di presenze a di assenze, di morte e di vita piena, di gioie e preoccupazioni, di progetti di tutti i generi, di vita che si assopisce ma che poi nuovamente e nuovamente esplode con una forza incredibile: nei bambini, nei ragazzi, nei giovani, nell'associazionismo, nei gruppi, nelle conversioni, in chi ritrova la fede, in chi la scopre…

Cinque Parrocchie di cui essere pastore e guida nello Spirito e anche nelle scelte pastorali e...varie. Santi Giovanni Battista e Martino, San Francesco, San Pietro, San Carlo, Santi Bernardo e Nicola. Tanta roba, tanta ricchezza e luce.

Nelle varie celebrazioni penitenziali abbiamo scelto il brano dell'unzione di Betania dove Maria (Sorella di Marta e Lazzaro) versa un vasetto di olio profumato di vero nardo, preziosissimo sui piedi di Gesù e poi li asciuga con i suoi capelli spandendo il profumo in tutta la casa.

Può essere questo l'invito di questa Pasqua di Risurrezione: diventare persone che profumano dell'incontro con Cristo Risorto: che fanno sentire quel profumo a tutti coloro che incontrano.

Gesù restituisce amplificato cento volte ogni gesto d'amore, di gratitudine che compiamo nei suoi confronti o in quelli di ogni fratello il più fragile, il più piccolo

Il Signore conosce il nostro cuore; qui e ora è tempo e luogo per amare di più e Lui sa che lo possiamo fare.

Tutto inizia dalla gratitudine; Maria è grata a Gesù perché ha risuscitato suo fratello; quello è il suo modo per dire grazie - Anche noi impariamo a essere grati al Signore per i suoi doni e facciamolo con gesti concreti – cosicché ogni cosa possa sorgere a vita nuova e il mondo intero sia contagiato dal profumo di Cristo Gesù risorto dai morti.

Mettendoci Faccia, Testa e Cuore ognuno di voi profumi di Pasqua!

Don Michel, don Alain, don Alessio, Don Domenico, don Ester, don Gabriel, don Giovanni, don Renato, diacono Carlo, diacono Domenico, Suor Eugenia, Suor Emanuela, Suor Albina, Suor Elda, Suor Mariangela, Suor Fernanda, Marta  

CONCERTO PER IL MAESTRO UGO BAIRO - 24 FEBBRAIO 2024

PROPOSTE CANTI

               Donazioni

Parrocchia: IT27K0306909606100000060715

Caritas:      IT32O0306909606100000060719

Fondazione Villaggio della Carità ETS:

IT50Z0608530380000000022802

C.F. dal Villaggio della Carità 92058650018

C.F. CASA NAZARETH; 07213260016;

C.F. ASD Oratorio San Filippo Neri: 92052810014

CF parrocchia Santi Giovanni Battista e Martino 83000350013

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